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Sophia Djebel Rose

sabato 28 marzo 2026

Studio fotografico, Bergamo

Sophia Djebel Rose

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Sophia Djebel Rose
Domenica 29 Marzo 2026
h 17.30

Prima che esistesse la fotografia, esisteva la camera oscura. Una stanza buia. Un piccolo foro nella parete. La luce entra proiettando sul muro opposto un'immagine del mondo esterno, capovolta ma definita. Per secoli i pittori hanno usato la camera per riprodurre la realtà. Ora che pure teniamo tutti una camera in tasca, il principio continua a valere. Serve il buio perché l'immagine si formi.

 

Sophia Djebel Rose è una cantautrice franco-marocchina dell'Alvernia, nella Francia centrale. Da giovane ha studiato letteratura e filosofia e dopo aver ottenuto l'abilitazione all'insegnamento ha scelto di abbandonare tutto per una vita nomade. Prima di esordire da solista nel 2020, ha suonato nel duo An Eagle In Your Mind. La sua musica si muove tra folk, avant-garde e rock sperimentale. Il primo album è Métempsycose (2022). Il secondo è Sécheresse (2025), che unisce droni a liriche ispirate a temi pastorali. Entrambi gli album, acclamati dalla critica, sono descritti come oscuri ma luminosi. La contraddizione è solo apparente. La musica di Djebel Rose non né oscura né luminosa. È illuminante. Passa dal buio, come una camera oscura.

 

Soprattutto quando hai a che fare con musica/sperimentale/pesante/alternativa, "dark" diventa inevitabilmente una delle parole di cui abusi di più, al punto che diventa una parola ombrello che perde un po' di significato ogni volta che lo usi. Voglio dire, i Black Sabbath sono "dark". Lo sono anche i Mayhem, o i Nine Inch Nails, o Tom Waits, o alcuni degli artisti a cui Sophia stessa è stata accostata, come Emma Ruth Rundle o Anna Von Hausswolff.

Ma che vuol dire, alla fine? Cosa li collega, loro e un milione di altri? È tutta la stessa marca di "dark"? È davvero oscurità? Sophia, con una risposta tanto disarmante quanto profonda, mi dice: "Oggi ho la sensazione che tutto quello che non è divertente venga chiamato dark. Ed è vero che in quello che faccio c'è una dimensione spirituale e una profondità esistenziale. La musica non è un diversivo. Ma c'è luce. Più che oscuro, lo definirei chiaroscuro. È sempre un richiamo alla luce."

Da un’intervista di The Devil’s Mouth a Sophia

 

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Evento in collaborazione con La Città delle Mille

 

 

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